Quel sapere nell'aria che tiene in piedi le filiere. L'Ia lo vuole, le imprese lo difendano
Il nuovo paper del Centro Studi Imprese Territorio analizza l'impatto dell'Ia sulle filiere corte manifatturiere e indica alle Pmi una strada per governare la transizione cognitiva
C'è un patrimonio che le piccole e medie imprese manifatturiere possiedono senza saperlo, o meglio: senza averlo mai dovuto difendere. È il sapere che circola dentro le filiere corte — nelle relazioni tra committente e terzista, nell'esperienza accumulata da chi lavora lo stesso materiale da trent'anni nello stesso distretto, nella capacità di risolvere un problema che non è scritto in nessun manuale. L'intelligenza artificiale sta imparando a codificarlo, e chi controlla le piattaforme che lo codificano acquisisce un potere che fino a ieri apparteneva al territorio. "L'atmosfera e l'algoritmo", il nuovo paper del Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato Imprese Varese, è il documento che analizza questa dinamica dalla parte delle imprese che la subiscono, e indica una strada per trasformarla in un'opportunità governata.
LA FILIERA COME SISTEMA COGNITIVO
Il documento parte da un riconoscimento che il dibattito pubblico non fa mai: le filiere corte territoriali non sono semplici catene di fornitori. Sono organismi che pensano. Producono conoscenza su tre livelli: quella tecnica — come si lavora un materiale, quali tolleranze sono realistiche —, quella relazionale — chi è affidabile, chi risolve un problema imprevisto entro domani —, e quella generativa, la più preziosa di tutte: l'intuizione che nasce dalla conversazione tra il tornitore e il progettista, la soluzione che emerge da una visita imprevista. È ciò che Alfred Marshall chiamava "atmosfera industriale". Un sapere che circola nell'aria, che non sta in nessun archivio, che nessuna singola impresa possiede ma di cui tutte beneficiano. È il vero vantaggio competitivo dei distretti italiani. E va protetto con la stessa determinazione con cui si protegge un brevetto.
L'Ia sta avanzando su questi tre strati dal basso verso l'alto. Piattaforme come Xometry già analizzano file Cad tridimensionali e assegnano commesse in tempo reale. Alibaba abbina buyer e fornitori per capacità produttiva effettiva. Sul primo strato, quello tecnico, il vantaggio esclusivo della filiera si è ridotto. Ma i due strati superiori — il capitale relazionale e la capacità generativa — restano un patrimonio che nessun algoritmo può replicare da solo. A patto di esserne consapevoli.
IL VALORE DA NON REGALARE
Qui il Centro Studi accende un faro su un meccanismo che le imprese devono conoscere. Quando un'officina meccanica utilizza un marketplace con preventivazione Ia, ogni transazione trasferisce alla piattaforma informazioni sulle tolleranze effettive, i tempi reali, l'affidabilità su ogni tipo di lavorazione. In due anni di utilizzo, la piattaforma costruisce una mappa delle capacità dell'impresa più dettagliata di qualsiasi catalogo. È un processo che porta efficienza immediata — e questo è positivo — ma che richiede consapevolezza su ciò che si cede in cambio. Quasi il 90% dei buyer B2B utilizza già strumenti Ia nella selezione dei fornitori. Il passaggio dal broker di filiera all'algoritmo è in corso. Saperlo è il primo passo per governarlo.
Nel frattempo va superata un'idea rassicurante ma pericolosa: che la complessità del lavoro su misura sia di per sé una protezione sufficiente. Le lacune dell'Ia si chiudono ad ogni ciclo di addestramento. Il 77% delle Pmi manifatturiere italiane considera ancora l'Ia troppo complessa da applicare, e solo il 10% riesce a portarla oltre la fase sperimentale. Non è una colpa: è il segnale che servono strumenti e politiche di accompagnamento adeguati alla realtà delle piccole imprese, non pensati per le multinazionali della Silicon Valley.
L'ALGORITMO COME ALLEATO, A UNA CONDIZIONE
Il paper propone uno scenario nel quale la filiera adotta l'Ia come infrastruttura cognitiva condivisa: piattaforme costruite dalla rete locale, che mantengono i dati in mano alle imprese del territorio e usano l'algoritmo per amplificare — non sostituire — le competenze che già possiedono. Manufacturing-X e Catena-X, già operativa nell'automotive europeo con oltre trecento partecipanti, dimostrano che il modello è praticabile. La condizione è una sola: che i dati di processo, qualità e relazione restino di proprietà dell'impresa, e che il loro uso esterno richieda consenso e compensazione. È politica industriale, non informatica. Ed è la sfida che il documento consegna a chi rappresenta e governa i territori produttivi: aiutare le imprese a usare l'Ia per rafforzare quel sapere nell'aria che è il loro vero capitale, prima che diventi il codice di qualcun altro.
LEGGI IL DOCUMENTO COMPLETO
L’atmosfera e l’algoritmo
Aggiornato a febbraio 2026
Governare l'IA per non subirla: il futuro delle filiere tra atmosfera e algoritmo
L'Intelligenza Artificiale non è un semplice aggiornamento tecnologico. È uno choc cognitivo che investe l'architettura profonda dei nostri distretti. Il modello della Silicon Valley non è il nostro. Lì vincono i giganti, qui vince la filiera corta: un ecosistema dove la competenza è "nell'aria", fatta di relazioni, fiducia e saper fare diffuso.
Il rischio reale non è la sostituzione del lavoro, ma l'estrazione del valore. Le piattaforme digitali stanno codificando ciò che ci rende unici: la conoscenza tecnica e quella relazionale. Se un algoritmo impara a gestire il "chi fa cosa" meglio dell'imprenditore, le nostre aziende diventano esecutori passivi. Perdiamo la sovranità sul processo e diventiamo ingranaggi di un meccanismo altrui.
La nostra roccaforte è la "conoscenza generativa". Quell'innovazione che nasce solo dall'incontro fisico e dalla serendipità, impossibile da replicare per una macchina. Ma la difesa passiva non basta. Serve una politica industriale coraggiosa per la "filiera cognitiva".
Non servono sussidi a pioggia, ma infrastrutture condivise. Piattaforme territoriali dove i dati restano proprietà delle imprese. Formazione che potenzia l'artigiano integrando l'IA, senza rottamarlo. Dobbiamo puntare al "potenziamento deliberato".
L'alternativa è chiara: o l'atmosfera industriale guida l'algoritmo, o l'algoritmo svuoterà l'atmosfera. È la differenza tra governare l'evoluzione e subire un esproprio.
