La formazione è per sempre. Vale per giovani e senior ma anche per il management

«Bisogna puntare sul concetto di leadership orizzontale» dice Margherita Adornato, counselor e formatrice, esperta nel campo dello sviluppo individuale e aziendale, che affronta il tema della formazione a tutte le età e a tutti i livelli aziendali

Formazione in azienda

Nell'era del rapido cambiamento e dell'incertezza, la crescita personale e professionale dei giovani riveste un ruolo sempre più cruciale. Margherita Adornato, counselor e formatrice, esperta nel campo dello sviluppo individuale e aziendale, ha fornito uno sguardo dettagliato sulle sfide e le opportunità che i giovani affrontano nel mondo del lavoro contemporaneo. Lato piccole aziende, invece, ha dato consigli su come attirarli e trattenerli, puntando sulla formazione continua e a tutti i livelli.

Una delle questioni centrali emerse è infatti il ruolo delle piccole e medie imprese nel promuovere lo sviluppo formativo dei giovani professionisti. Secondo Adornato, le Pmi offrono un ambiente favorevole per la crescita dei talenti, fornendo loro la possibilità di sperimentare diverse responsabilità e acquisire competenze trasversali.

LA FORMAZIONE DELLE SOFT SKILL PORTA SOLO BENEFICI

Formazione in azienda

«Invito i ragazzi e le ragazze, una volta che hanno in mano un diploma o una laurea, a selezionare e a partecipare a dei corsi di specializzazione o master, anche online, riguardo il settore lavorativo che più interessa. Perché è vero che la formazione ce la può fornire l'azienda dove lavoriamo, ma anche l'auto-formazione è fondamentale. Inserirsi in un'organizzazione e continuare ad apprendere in modo autonomo è vitale, soprattutto oggi».

Con queste parole Margherita Adornato punta il focus sulla doppia responsabilità di aziende e neoassunti in un’epoca di mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Dalla sua esperienza di counselor e formatrice nelle imprese e nelle scuole, Adornato ha notato un gap formativo subito dopo le scuole superiori o l'università: «L’orientamento post diploma o post laurea non è ancora strutturato bene, e non permette a ragazzi di fare una scelta consapevole del percorso formativo o lavorativo successivo, quindi per ora è un aspetto che loro stessi possono prendere in considerazione in modo autonomo in vista della prima esperienza lavorativa», suggerisce. Il primo lavoro, infatti, potrebbe essere per l’esperta quello che poi avvia la persona verso una carriera di soddisfazione, o semplicemente potrebbe far capire meglio il settore che più si addice alle proprie aspirazioni.

Adornato considera un beneficio iniziare il percorso in un'azienda medio-piccola, perché molte di queste realtà sono ancora familiari, e spesso hanno anche una lunga tradizione che facilita l'attaccamento all’azienda. «Già questo è un valore molto importante che oggi non bisogna dare per scontato», sottolinea. Inoltre nelle piccole organizzazioni è più alta la possibilità di trovare una figura di mentore che possa aiutare i nuovi assunti e guidarli nell’onboarding, perché quando si inizia un'attività lavorativa, soprattutto come prima esperienza, è tutta una novità: l'ambiente, i colleghi, gli orari. «Nelle Pmi è anche più facile per i giovani trovare la modalità di formazione “imparo facendo”, perché hanno più possibilità di essere seguiti nella pratica di tutti i giorni», aggiunge Adornato, facendo riferimento alla mancanza di competenze tecniche che molte realtà lamentano quando assumono nuovo personale.

LEADERSHIP ORIZZONTALE E ASCOLTO

Formazione in azienda

A proposito di formazione, comunque, in qualità di counselor Adornato consiglia a chiunque intraprenda un nuovo percorso lavorativo di puntare sull'ascolto e l'auto-osservazione di sé stessi e delle proprie emozioni, perché facilitano anche il distacco dal giudizio (che è un'altra delle dinamiche che crea relazioni disfunzionali all'interno delle aziende). «Imparare a conoscere le emozioni e identificarle sarebbe una base da cui partire sia per i ragazzi che iniziano a lavorare, sia per i datori di lavoro, perché altrimenti in azienda si trovano delle situazioni dove nessuno ha gli strumenti per gestire i conflitti relazionali», avverte. Lato azienda, Adornato sposta il focus dalla formazione del management, di cui si parla spesso, a quella dello staff di sede e di stabilimento, che a volte non viene considerato nell’erogazione di corsi o incontri sulle competenze trasversali e manageriali. «Coinvolgere tutti gli attori del processo produttivo può solo portare benefici. Perché è vero che si dice che i problemi partono dall'alto, ma siamo tutti interconnessi, quindi il problema dall' “alto” cade sul “basso”, e viceversa, quindi bisogna puntare sul concetto di leadership orizzontale», afferma.

In questo tipo di leadership rimane la divisione dei ruoli e delle responsabilità, ma il processo decisionale è orizzontale e non verticale, quindi si condivide una soluzione, un investimento, una scelta, un progetto con tutte persone che sono coinvolte nel processo. Oggi questo approccio risulta ancora più utile perché molte aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, stanno affrontando la sfida dell'interazione di diverse generazioni nel luogo di lavoro. Adornato sottolinea l'importanza di sensibilizzare l'organizzazione affinché possa adattarsi meglio alle esigenze delle “nuove leve”, che entro 10 anni formeranno il management. Questo approccio deve tenere conto delle diverse esigenze temporali dei giovani rispetto alle generazioni precedenti, riconoscendo che il ciclo di vita lavorativo è cambiato nel tempo, senza però sminuirne il valore. Elisa Marasca

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