Vecchie politiche e nuovi scenari: quale futuro per le imprese?

Vecchie politiche e nuovi scenari: quale futuro per le imprese?

In pochi mesi è cambiato il mondo. E abbiamo riscoperto paure antiche, come la pandemia, e tragedie che ci auguravamo affidate ai libri di storia, come la guerra. E’ cambiata la prospettiva con cui guardiamo la realtà, ma è cambiato soprattutto lo scenario per i lavoratori, le famiglie, le imprese. Con i rischi per i prezzi e la disponibilità di materie prime ed energia e i costi di un’inflazione che compromette i redditi e ostacola la competitività.

Nei momenti più difficili, come questo, la politica economica dovrebbe tornare in primo piano. Come politica, innanzitutto, cioè come capacità di visione e di progetto. Come attenzione all’economia, guardando alle reali esigenze delle imprese in un contesto fatto insieme di rischi e di opportunità.

L’Italia si trova ad affrontare queste nuove sfide in una dimensione di sostanziale debolezza. Non solo per la dipendenza sul fronte dell’energia, ma anche per la fragilità del bilancio pubblico ormai perennemente condizionato dall’alto livello del debito. Non solo per un passato segnato da una dispendiosa e inefficace politica dei bonus, ma anche per l’incapacità di offrire alle imprese un contesto favorevole a livello di servizi, procedure, imposizione fiscale.

Certo, non mancano elementi positivi. Come l’estensione al 2025 delle agevolazioni previste dal piano “Industria 4.0” per la trasformazione tecnologia e digitale delle imprese. Agevolazioni pari al massimo al 40% degli investimenti in beni strumentali e al massimo al 20% per i beni immateriali, come il software. Percentuali, peraltro, in stridente contrasto con il 90 o addirittura il 110% previsti per le facciate e il miglioramento energetico degli edifici.

Gianfranco Fabi
Giornalista