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Pregi e difetti dello smart working: meno innovazione, più concentrazione. E il futuro come sarà?

Pregi e difetti dello smart working: meno innovazione, più concentrazione. E il futuro come sarà?

In salotto, in cucina, in giardino e perfino a letto. Le categorie di lavoratori più svariate, dai professori agli impiegati, in questi mesi hanno sperimentato il lavoro agile. Smart working, però, non vuol dire solo <lavorare da casa>, ma rivoluzionare l’organizzazione del lavoro in termini di flessibilità e produttività.

Fiorella Crespi, direttore dell'osservatorio smart working del Politecnico di Milano, ci racconta cosa significa davvero lavorare in modo "smart" al di là dei preconcetti e dei luoghi comuni.
«Si tende a confondere lo smart working con il telelavoro, ma il concetto è molto più ampio. Lavorare in smart working significa potenziare l’autonomia e la flessibilità a fronte di una maggiore organizzazione, orientandosi verso una cultura del risultato – spiega - Ovviamente, in questa accezione ampia, all’interno dei settori produttivi, in alcuni casi anche in pre emergenza sanitaria, si sono cercate diverse forme di flessibilità che possono essere viste in ottica di smart working».

Come fa un’impresa che ha bisogno della presenza fisica degli operai ad attivare lo smart working?
Un esempio è Tetra Pak, azienda che ha come business progettare macchinari che realizzano imballaggi. In Tetra Pak ci sono operai che si occupano di testare e assemblare le macchine e, di fatto, la loro presenza fisica è fondamentale. Quindi, durante l’emergenza sanitaria, l’approccio dell’azienda è stato quello di dare ai team di lavoro una certa autonomia per definire l’organizzazione degli opeai in termini di orari di lavoro. Così non è più compito del responsabile delle risorse umane decidere i turni, ma tutto viene gestito all’interno del team, in autonomia, sulla base delle scadenze da rispettare. Alcune attività vengono svolte da remoto, come quelle di reportistica o di formazione.

Si ritornerà al modello pre-Covid, o da ora in poi le nuove forme di organizzazione del lavoro saranno la normalità?
Bisogna distinguere tra la situazione attuale e quella “a tendere”. Immagino che un domani la remotizzazione del lavoro non si spingerà fino al punto in cui lo è adesso. Ci sarà una sorta di compromesso. Ci sono attività di interazione che sono fondamentali per la persona. Banalmente: il venir meno del confronto vis-à-vis alla macchinetta del caffè porta a una riduzione del senso di appartenenza e impoverisce la visione aziendale. Conseguentemente, quando si è distanti diminuisce la capacità di innovazione. Quindi, sicuramente, si tenderà di bilanciare presenza fisica e lavoro da remoto, dando la facoltà alle persone di scegliere come, dove e quando svolgere determinati compiti.

In questi mesi abbiamo assistito a un elogio dello smart working in termini di produttività. Siamo davvero sicuri che a casa si lavora meglio che in ufficio?
I lavori che richiedono concentrazione vengono svolti meglio a casa, sempre ammesso che si abbia a disposizione un ambiente adatto e che non si debbano fare tante cose contemporaneamente (come ad esempio curare i bambini, ndr). Se concentrarsi in azienda, in un open space, può essere difficile a causa delle continue interruzioni, in uno spazio diverso può risultare più semplice isolarsi e pensare. Al contrario, le attività di interazione con i colleghi, in presenza, sono più efficaci. Poter scegliere di volta in volta la soluzione migliore è qualcosa che dà valore alla persona e all’impresa. Il futuro in azienda sarà quindi un ibrido tra lavoro da remoto e lavoro in presenza.

Come si fa, in questo periodo caratterizzato da distanza e frammentazione degli orari, a organizzare attività di team building?
Molte aziende hanno organizzato momenti informali online per mantenere un contatto con le persone. Vengono anche pianificate attività finalizzate a creare senso di appartenenza. Un esempio sono i corsi di inglese online, dove nella stessa classe non si incontra il collega con cui si lavora fianco a fianco, ma altri allo stesso livello di conoscenza della lingua, cosa che favorisce l’interazione “causale” tra il personale. Per i neo assunti vengono organizzati dei meeting in corrispondenza delle pause caffè con l’obiettivo di favorire la conoscenza di tutte le persone che lavorano in azienda con le rispettive mansioni.

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