Oltre la tecnologia: per le Pmi la vera innovazione riparte da identità e persone

Prima di investire in strumenti, serve strategia. Identità, capitale umano e un nuovo sguardo sul mercato: ecco le vere leve per un'innovazione duratura all'interno delle Pmi

Innovazione Pmi

C’è un momento, nella vita di ogni impresa, in cui la parola innovazione smette di essere una promessa astratta e diventa una necessità concreta. Accade quando i mercati cambiano, quando i clienti diventano più difficili da interpretare, quando ciò che per anni ha funzionato comincia a produrre risultati meno evidenti. È proprio in questi passaggi che molte imprese del territorio si interrogano su come innovare, spesso oscillando tra due estremi: l’adozione affrettata di nuovi strumenti e, all’opposto, il rinvio continuo del cambiamento.

IL PUNTO DI PARTENZA? L’IDENTITA’

Il professor Claudio Dell’Era, docente di Future Making alla School of Management del Politecnico di Milano invita a uscire da questa alternativa sterile, riportando l’innovazione su un terreno meno spettacolare ma più solido: quello della consapevolezza strategica. Prima ancora di parlare di tecnologie, bandi o processi, Dell’Era propone di interrogarsi su come l’impresa guarda se stessa, su quale valore pensa di offrire e su come questo valore viene effettivamente riconosciuto all’esterno.

Il punto di partenza è l’identità. Ogni impresa costruisce nel tempo una narrazione interna: ciò che crede di essere, ciò che pensa di rappresentare per il mercato, le ragioni per cui ritiene di essere scelta. Ma questa identità non coincide sempre con quella che emerge dal punto di vista dei clienti. Come osserva Dell’Era, «alcune volte c’è un disallineamento tra la convinzione dell’imprenditore e la percezione del mercato». È in questo spazio, spesso invisibile, che si annidano molte difficoltà dell’innovazione.

Quando questo disallineamento non viene riconosciuto, il rischio è duplice: da un lato si investe per rafforzare elementi che il mercato non percepisce come distintivi; dall’altro si sottovalutano aspetti che invece costituiscono un reale valore competitivo. Per le imprese del territorio, fortemente radicate in competenze e relazioni consolidate, questo rischio è particolarmente elevato, perché ciò che “è sempre stato così” tende a essere dato per scontato.

GUARDARSI DALL’ESTERNO

Da qui nasce l’esigenza di guardarsi dall’esterno, un’operazione tutt’altro che semplice. Riuscire a guardarsi con occhi disincantati significa sospendere temporaneamente il proprio punto di vista per assumere quello dei clienti, dei partner, di chi interagisce quotidianamente con l’impresa. Non si tratta di un esercizio occasionale, ma di una pratica da ripetere nel tempo, soprattutto prima di intraprendere percorsi di innovazione.

Per rendere possibile questo sguardo esterno, Dell’Era introduce il concetto di sparring partner: interlocutori esterni all’organizzazione, ma legati da relazioni di fiducia tali da consentire un confronto autentico. Nella pratica, possono essere clienti storici, fornitori chiave, partner di lungo periodo. Il loro ruolo non è quello di validare le scelte dell’impresa, ma di restituire una percezione sincera, anche quando è scomoda.

LE PERSONE, IL VERO MOTORE DELL’INNOVAZIONE

Innovazione Pmi

Accanto al tema dell’identità, emerge con forza quello del capitale umano. Nel ragionamento di Dell’Era non si tratta di un tema accessorio, né di una questione meramente valoriale. Le persone sono il vero fattore abilitante dell’innovazione: «Il capitale umano interno è il carburante fondamentale per qualsiasi tipo di azione». Nelle piccole e medie imprese questo è particolarmente evidente, perché ogni individuo incide in modo diretto sulla capacità dell’organizzazione di apprendere, sperimentare e cambiare.

Innovare senza coinvolgere le persone, senza chiarire il senso delle scelte, senza creare un minimo di allineamento interno significa affidarsi a iniziative fragili, destinate a esaurirsi rapidamente. In questo senso, l’innovazione non è mai solo una questione di che cosa fare, ma di come e con chi farlo.

VINCOLI ED OPPORTUNITA’ DELL’ESSERE PICCOLI

Altro tema molto rilevante è quello della dimensione, spesso utilizzato come giustificazione per l’assenza di innovazione. La dimensione, sia organizzativa che economica, influisce sulle modalità con cui l’innovazione può essere condotta, ma essa non rappresenta un limite strutturale. «La dimensione ha implicazioni», afferma il docente, «ma non è di per sé negativa».

Ogni scala dimensionale presenta vincoli e opportunità. Per le Pmi, ad esempio, la minore complessità organizzativa può tradursi in:

  • maggiore rapidità decisionale;
  • prossimità tra imprenditore, collaboratori e mercato;
  • possibilità di sperimentare senza dover mobilitare grandi strutture.

NON SERVE UN GRANDE BUDGET PER INNOVARE

Innovazione Pmi

Anche il tema del budget, spesso evocato come ostacolo insormontabile, viene ricondotto a una dimensione più realistica. Non tutte le innovazioni richiedono investimenti elevati; molte richiedono piuttosto tempo, attenzione manageriale e capacità di utilizzare in modo più efficace risorse e tecnologie già disponibili.

DESIGN THINKING, METTERE AL CENTRO LE PERSONE

È in questo contesto che il design thinking assume un significato concreto. Lungi dall’essere una metodologia astratta, viene descritto da Dell’Era come un approccio che riporta le persone al centro e che utilizza la creatività non solo per generare soluzioni, ma per rileggere i problemi. Come osserva, la creatività può servire «a inquadrare in modo originale un problema che continuiamo a guardare con gli stessi occhiali».

In un momento storico come quello odierno, caratterizzato dall’introduzione e dal crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale, questo approccio diventa ancora più rilevante: più la tecnologia è potente, più è necessario chiarire quale sia il contributo specifico dell’essere umano nei processi di innovazione, soprattutto nella comprensione dei bisogni e delle motivazioni profonde dei clienti.

Uno degli insegnamenti più utili per le imprese del territorio riguarda la possibilità di innovare senza introdurre necessariamente nuove tecnologie. Spesso l’innovazione passa dal ripensamento del significato di ciò che l’impresa offre, dal modo in cui il valore viene costruito e interpretato.

UN ESEMPIO DI DESIGN THINKING: IL CASO ALIDAYS

Innovazione Pmi

Il caso di Alidays, richiamato da Dell’Era, è emblematico proprio per questo motivo. L’azienda ha cambiato il senso del proprio servizio spostando l’attenzione «dal dove e quando al perché». Partendo dalle motivazioni del viaggiatore, ha costruito esperienze prima ancora che prodotti, ridefinendo il proprio ruolo nella filiera. È una lezione che va oltre il settore turistico e parla direttamente anche alle imprese manifatturiere: non sempre è il prodotto a dover cambiare, ma il modo in cui il suo valore viene letto dal cliente.

Nel mondo manifatturiero delle Pmi questi approcci sono ancora poco diffusi, non per mancanza di applicabilità, ma per la necessità di un cambiamento culturale. Come sottolinea Dell’Era, servono «condizioni abilitanti di natura attitudinale» prima ancora che metodologica: disponibilità a mettere in discussione abitudini consolidate, apertura a punti di vista esterni, tempo dedicato alla riflessione strategica.

L’INNOVAZIONE COME ESERCIZIO DI LUCIDITA’

In definitiva, l’innovazione che emerge dal pensiero di Dell’Era non è una scorciatoia né una risposta automatica alla pressione competitiva. È un esercizio di lucidità che richiede ascolto, disciplina e capacità di sospendere le proprie certezze. Per le imprese del territorio, questo significa riconoscere che il primo vero investimento non è tecnologico, ma strategico e umano. Solo su queste basi strumenti, processi e tecnologie possono diventare leve di sviluppo duraturo. Annarita Cacciamani