
Investire in sostenibilità oggi porta benefici alle imprese. Questo a prescindere dalla dimensione dell’azienda. La sostenibilità porta sia vantaggi economici immediati (ad esempio bollette più leggere) sia vantaggi competitivi sui mercati internazionali, vantaggi di immagine, di reputazione, di attrattività, di condivisione dei valori con i propri dipendenti e con il territorio.
In particolare, se si vuole lavorare con grosse imprese multinazionali ed esportare nei mercati europei, è necessario essere sostenibili altrimenti si rischia di essere tagliati fuori. «Investire in sostenibilità porta diversi vantaggi. Il costo vale il beneficio, per lo meno in un orizzonte di medio e lungo periodo – afferma Silvia Cantele, docente di Modelli di business per la sostenibilità all’Università di Verona - Spesso non è necessario fare investimenti enormi. Serve, però, capire cosa già si fa, avere dati, avere chiara la propria vision, comunicare le proprie azioni alla comunità e agli stakeholder. Facendo questa analisi, a volte ci si scopre più sostenibili di quello che si pensava». Si chiama assessment e in Artser, la società di servizi di Confartigianato Imprese Territorio, è la prassi operativa.

Qualunque player sul mercato oggi deve fare i conti con i criteri ESG, che rappresentano in sostanza la sostenibilità. «Essere sostenibili porta diversi vantaggi alle aziende, incluse le più piccole. È un fatto concreto, dimostrato anche in uno studio che ho condotto già cinque anni fa – spiega Cantele - I benefici non sono soltanto quelli economici portati da minori costi. Ce ne sono altri che possiamo definire indiretti che impattano sulla competitività. Essere sostenibili porta vantaggi di immagine e di attrattività di talenti e crea condivisione di valori con i propri dipendenti e con la comunità. Questo aiuta ad essere competitivi, soprattutto se ci si è mossi in anticipo, perché si è percepiti come migliori e più affidabili. Vale anche per le Pmi: la sostenibilità incide in maniera positiva sulla competitività e sulla performance economico finanziaria».

Che oggi la sostenibilità, nelle sue declinazioni ambientali, sociali ed economiche, sia fondamentale per essere competitivi sui mercati ma anche per ottenere finanziamenti e liquidità è un dato di fatto. Le aziende più piccole spesso non sanno come muoversi per capire cosa fare e su cosa investire. Fondamentale diventa, quindi, partire dall’analisi e dalla rendicontazione di ciò che già si fa.
«Le Pmi che sono fornitrici di grandi imprese sono obbligate a rispettare certi standard di sostenibilità. Se si vuole lavorare con i grandi player internazionali e sul mercato europeo non si può prescindere da certi parametri altrimenti si è tagliati fuori e non si viene nemmeno presi in considerazione – prosegue Cantele - Abbiamo aziende, anche piccole, che sono grandi eccellenze e che sono all’avanguardia anche su aspetti quali l’economia circolare e i diritti dei lavoratori. Spesso la difficoltà sta nell’avere chiaro ciò che si fa, nel darsi obiettivi, nel rendicontarli. Non sempre per essere sostenibili è necessario fare investimenti enormi o ottenere le certificazioni più costose. È necessario, però, avere chiare le proprie azioni, rendicontarle e comunicarle per migliorare il proprio posizionamento, anche rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030».

L’essere sostenibili o il diventarlo può sembrare una montagna alta da scalare. Da dove iniziare? «Serve creare una cultura della sostenibilità all’interno dell’azienda. Un suggerimento che mi sento di dare è quello di creare un gruppo di lavoro interno alla propria struttura che si occupi di capire quali buone pratiche, anche inconsapevolmente, già si attuano. I dati vanni raccolti e messi nero su bianco, per poter capire la propria situazione e valorizzare le proprie buone pratiche, comunicandole alla comunità e al mercato. Sarebbe un primo passo importante perché consentirebbe di ribaltare all’esterno il proprio valore, diventando più attrattivi sul mercato soprattutto estero» sottolinea la docente.
Naturalmente, quando si investe in sostenibilità bisogna aver ben chiare le disponibilità in termini di budget e di risorse umane.«Gli investimenti vanno ponderati molto bene. Bisogna partire, come detto, dall’analisi dei dati, capitalizzare ciò che già si fa e quindi pianificare il futuro dandosi obiettivi misurabili. È un cambio di vision nel quale bisogna coinvolgere tutti i dipendenti perché deve essere condiviso e non imposto». Sostenibilità e competitività vanno quindi di pari passo: «Sui mercati europei non si può prescindere da certi standard perché altrimenti si è tagliati fuori. Un investimento ponderato in sostenibilità porta benefici importanti sui mercati e sulla propria performance». Annarita Cacciamani