Servono nuove mappe: geolocalizziamo clienti e fornitori

Servono nuove mappe: geolocalizziamo clienti e fornitori
Articolo Belloni

In pochi mesi i percorsi delle imprese sono cambiati più volte. E per rispondere a questi cambiamenti servono nuove mappe.  Ma vanno scritte a matita, senza la pretesa che durino a lungo. Dopo la pandemia, infatti, anche la geopolitica è tornata, con prepotenza, a influenzare i destini delle imprese. Per la verità non se n’era mai andata.

Come la geografia – parente strettissima e scienza testarda che appunto ritorna – ci costringe a ricordare i confini essenziali che esistono tra gli Stati, e le ragioni spesso mutevoli e altrettanto spesso scomode per cui esistono. Tutto questo mette alla prova la nostra morale, ma anche il nostro senso dell’orientamento, quello che usiamo insieme alla calcolatrice per dirigere le scelte di fornitori, clienti e collaboratori sulle strade del mondo. È quindi urgente rimetter mano alle cartine. Tornare subito a studiare le mappe vecchie per integrarle con quelle nuove.

LA STRADA DEI CAPITALI

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Prima di tutto per orientarsi a monte. È lì che si trovano i fornitori di risorse, di materie prime, di energie. Oggi di gas e domani di semiconduttori. Ma anche di collaboratori e lavoro. Persone che hanno una loro specifica provenienza geografica, influenzata a sua volta da elementi politici che nel presente e nel futuro possono cambiare. Ogni impresa fornitrice ha infatti un passaporto che definisce il suo stato di appartenenza, e quindi anche gli Stati amici del suo. È necessario stilare una mappa di provenienza delle commodity ed anche una rete geografica e fisica dei propri fornitori, che certamente aiutino ad orientarsi in un mondo nuovo.

Va anche detto che a monte ci sono la logistica ed i trasporti, che hanno a loro volta una connessione con il territorio, che non sempre coincide con la mappa che abbiamo in mente; e per questo potrebbero dover seguire anch’essi percorsi alternativi, magari più lunghi e più lenti. Sempre a monte ci sono i capitali, che fino a oggi si sono mossi liberamente, e domani potranno avere limiti e strade differenti per raggiungerci, non solo sotto forma di investimenti. Mappare significa dunque sviluppare un sesto senso per i rischi, immaginare soluzioni diverse, e orientare le attività dell’impresa in una modalità diffusa e non circoscritta.

Si tratta di un pacchetto di azioni complesse e soprattutto graduali, tanto che, secondo la società di consulenza McKinsey, in cinque anni solo il 25% delle filiere produttive globali potrà essere effettivamente riorganizzato in termini geografici. Con la stessa volontà di trovare un equilibrio nuovo e diverso, bisogna disegnare nuove mappe per orientarsi anche a valle. Lì si trovano i mercati ed i clienti, con le loro nuove abitudini, e soprattutto con i loro nuovi confini.

Se in tre o quattro mesi – con lo scoppio della pandemia – abbiamo visto innovazioni digitali quantificabili in dieci anni, immaginiamo quante altre possano essere stimolate dalle nuove difficoltà dei consumatori, oppure ideate per bypassare i nuovi vincoli dei mercati fisici. Pensiamo a vent’anni fa, quando abbiamo tratteggiato una mappa nuova orientandoci con quelle luminose stelle polari che erano i paesi Brics – Brasile, Russia, India, Cina e poi Sudafrica.

MEGLIO USARE LA MATITA

Lì abbiamo esportato, insediato attività commerciali e magari impianti; per loro abbiamo fatto

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importanti investimenti linguistici, digitali e di comunicazione; per Paesi il cui sviluppo è oggi molto meno prevedibile e lineare di quando immaginassimo allora. Ma l’economia globale è un villaggio nomade, allora ancora una volta saremo spinti a metterci in cammino.

Per quest’anno la mappa dei rischi di Sace del 2022 individua un ulteriore peggioramento dei rischi politici: sembrano essere questi i principali incentivi a muoversi dei prossimi mesi, anche se c’è sempre dietro l’angolo l’altrettanto probabile aumento del rischio climatico. Disegnare le nuove mappa a matita significa perciò essere pronti a cancellare alcuni dei tracciati recenti o magari abituali, per spostarli su terreni ora divenuti più agevoli e sicuri. Nuovi territori e nuove opportunità possono spuntare ovunque. Perfino in casa.

L'IMPORTANZA DELLE INFORMAZIONI

È qui che gli investimenti pubblici nazionali sono forse destinati ad aumentare, guidati molto probabilmente da quelli nel settore della difesa e delle infrastrutture. E magari gestiti dai colossi pubblici come la Cassa Depositi e Prestiti, destinati ad avere un ruolo sempre più importante per numero di attività e raggio d’azione. Dentro o fuori, sarà determinante geolocalizzare – ovvero attribuirgli un luogo fisico – tutti i soggetti con cui l’impresa dialoga, scambia prodotti e informazioni. E saranno proprio le informazioni e la loro gestione in mano alle imprese l’elemento in grado di fare la differenza.

Antonio Belloni
Coordinatore Centro Studi Imprese Territorio