News

Energia: super rincari in vista e stangata per le imprese. Ecco cosa può fare l'Italia

Energia: super rincari in vista e stangata per le imprese. Ecco cosa può fare l'Italia

Se il prossimo inverno rimarremo al freddo non sarà colpa del petrolio. L’epicentro della crisi, questa volta, è il mercato del gas: nell’ultimo anno il prezzo è quintuplicato sui principali hub europei. Ora siamo a 55 euro per Megawattora; circa 55 centesimi al metro cubo. Che paghiamo a produttori stranieri.

UNA CONTRADDIZIONE TUTTA ITALIANA
In Italia le riserve di gas già scoperte, e che sono pronte ad essere prodotte, rimangono sottoterra. E la produzione sta scendendo a 4 miliardi metri cubi all’anno quando potremmo produrne 20. La mancata produzione, di circa 15 miliardi di metri cubi annui, vale circa 8 miliardi di euro all’anno. Qualcosa non va. Anche perché il nostro Paese, unico caso al mondo, ha un sistema elettrico che dipende per il 45% dal gas. Che importiamo per il 90%. E con il gas vengono alimentate le nostre centrali elettriche: quelle che funzionavano con prodotti petroliferi sono state chiuse e quelle che vanno a carbone sono ridotte al minimo.

GLI AUMENTI IN AUTUNNO: ENERGIA ELETTRICA + 20% E GAS +30%
Il 1° ottobre è la deadline che ci dirà se restare al freddo, oppure se il clima invernale potrà essere almeno tiepido. Per imprese e famiglie. In quella data l’Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) aggiornerà come ogni tre mesi le tariffe di corrente elettrica e gas, avvicinandole ai costi di produzione e ai mercati internazionali. Il 1° ottobre le bollette del gas potrebbero crescere di oltre il 30% e quelle della corrente elettrica del 20%. Nello stesso giorno si apre il nuovo anno termico, perché i contratti industriali di fornitura energetica vanno dal 1° ottobre al 30 settembre: tra le imprese c’è forte preoccupazione. Ovviamente, tra i grandi consumatori di energia come lo sono la chimica, la lavorazione dei metalli e della carta, il vetro e la ceramica. Ma ad essere sul chi va là sono anche le imprese alimentari, le Pmi, gli artigiani, i supermercati, i negozi per la climatizzazione. Infine, le aziende energetiche: comprano a prezzo pieno e, di fronte all’impennata dei prezzi, potrebbero dover affrontare numerosi casi di morosità da parte dei clienti.

LE PMI ITALIANE, LE PIU’ TARTASSATE IN EUROPA
Lo dice l’Ufficio Studi di Confartigianato: Le piccole e medie imprese che consumano fino a 20 MWh (vale a dire l’87,8% dei punti di prelievo del mercato elettrico non domestico) pagano il prezzo più alto dell’elettricità nell’Ue, superiore del 18,1% rispetto alla media dei colleghi dei Paesi dell’Eurozona. Un gap che si mantiene costante da anni: dal 2008 al 2020 il maggiore costo dell’elettricità pagato dalle piccole italiane rispetto all’Ue si attesta su una media del 25,5%.Il caro-energia riguarda più in generale la fascia di consumi fino a 500 MWh che comprende tutte le micro e piccole imprese italiane (pari al 99,4% dei punti di prelievo e al 40,4% dei consumi elettrici non domestici) e vede l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per il prezzo più alto dell’elettricità, con un maggiore costo del 9,3% rispetto alla media Ue. A gonfiare il prezzo finale dell’energia per le nostre piccole imprese sono soprattutto gli oneri fiscali e parafiscali che, per la fascia di consumi fino a 20MWh, sono maggiori del 36,2% rispetto a quelli applicati nella media dei Paesi dell’Eurozona

MARE DEL NORD, ALGERIA E RUSSIA: SI RISCHIA IL BLOCCO?
Le scorte di gas europee sono ai livelli di guardia: in media gli stoccaggi sono pieni al 69% (dati Gie) e l’Italia è all’83%, anche se lo scorso anno – in questo periodo – erano al 95%. Il problema non è solo italiano ed europeo: l’Asia, per esempio, ha acceso una forte competizione per attirare carichi spot. Il gas che arriva dal Mare del Nord è pochissimo; l’Algeria ha problemi upstream (riguarda l'acquisizione dei diritti di sfruttamento, l'esplorazione, lo sviluppo e la produzione) che potrebbero ridurre i flussi verso l’Italia anche del 25%, mentre la Russia rispetta alla virgola gli obblighi contrattuali perché le sue scorte di gas sono troppo basse. Il vortice della crisi accelera con i record dei permessi della Co2 che devono acquistare le centrali elettriche: sono saliti a 63 euro per tonnellata contro la media di 25 euro del 2020. Il sistema di scambio, lo ricordiamo, è un incentivo a inquinare meno, ma in questa situazione anche l’andamento dei permessi Co2 – le quote si acquistano attraverso aste – potrebbe riservare qualche sorpresa.

CLIMA E PRODUZIONE INDUSTRIALE FANNO IMPENNARE LA RICHIESTA DI ENERGIA
L’Enea ha comunicato che i fattori climatici (temperature più rigide anche ad aprile e un giugno più caldo) e l’incremento del Pil (+17%) e della produzione industriale (+34%) ha portato ad una crescita della domanda di energia del 24% e delle emissioni di anidride carbonica del 25%. Transizione energetica a rischio? Per fine anno, le previsioni non sono confortanti: la richiesta di energia e le emissioni cresceranno complessivamente del 6%. Ma i forti incrementi si registrano anche nei combustibili fossili: dopo il crollo della primavera 2020, la domanda di petrolio segna +30% e quella del gas +21%. Fonti rinnovabili e carbone sono, rispettivamente, a -1% e -2%. L’aumento delle emissioni è da attribuirsi soprattutto ai trasporti.

LE POSSIBILI SOLUZIONI
L’Italia deve puntare ad un sistema gas più strutturato e con più riserve: meno dipendente dalle importazioni dalla Russia e con più capacità di rigassificazione del gas liquefatto. E puntare sulle sue risorse interne che, come detto, non mancano. Nello stesso tempo, bisogna intervenire nelle sedi europee per mettere un freno alla speculazione finanziaria nel mercato della Co2 che, con l’escalation dei prezzi del gas, è una delle principali cause dei rincari dell’energia. Inoltre, altre due azioni: da un lato serve una crescita strutturale del Sistema Italia (fermo ai blocchi di partenza dal 2008) e dall’altro va ripensato il meccanismo degli oneri generali di sistema. Per ripartire in modo più equo il peso degli oneri tra le diverse dimensioni d’azienda e per spostare parte del peso dalla bolletta alla fiscalità generale.


Per controllare la propria bolletta, rivolgersi ai professionisti Cenpi: QUI