Passaggio generazionale nelle Pmi: la trasmissione del sapere oltre la governance

Nelle imprese familiari la successione riguarda la guida dell’azienda e la trasmissione di un patrimonio spesso invisibile: competenze, pratiche di lavoro ed esperienza costruite nel tempo

Nel dibattito pubblico il passaggio generazionale nelle imprese viene spesso interpretato soprattutto come una questione di governance: chi prenderà la guida dell’azienda, con quali competenze manageriali e con quali strumenti finanziari.

Accanto a questi aspetti esiste però un’altra dimensione decisiva per la continuità delle imprese: la trasmissione di conoscenze e pratiche professionali che si costruiscono nel tempo.

Il tema riguarda una parte rilevante del sistema produttivo italiano. La XVI edizione dell’Osservatorio AUB sulle aziende familiari italiane ha analizzato 23.578 imprese con fatturato superiore ai 20 milioni di euro: di queste, 15.836 sono a controllo familiare, pari al 67,2% del totale.

In un contesto così fortemente caratterizzato dalla presenza di imprese familiari, il passaggio generazionale diventa uno snodo cruciale per la continuità dell’impresa. Insieme alla guida aziendale passano infatti competenze, relazioni con il mercato, modi di organizzare il lavoro e standard di qualità costruiti nel tempo.

Nelle piccole e medie imprese, infatti, la successione coinvolge il trasferimento della proprietà e dei ruoli manageriali, ma anche l’insieme di conoscenze operative, relazioni consolidate con clienti e fornitori e modi di lavorare sviluppati nel tempo attraverso l’esperienza.

Guardare alla successione attraverso questa lente significa quindi ampliare la prospettiva: al centro non entra soltanto chi guiderà l’azienda, ma anche quale visione del lavoro e dell’impresa verrà trasmessa alla generazione successiva.

OLTRE LA GOVERNANCE: COSA RISCHIAMO DI NON VEDERE

Gran parte del dibattito sul passaggio generazionale si concentra sugli aspetti legati alla proprietà dell’impresa e alla gestione della leadership. Si tratta di questioni centrali, soprattutto nelle imprese familiari, dove la successione rappresenta uno dei momenti più delicati nella vita dell’azienda.

Questa prospettiva tende però a lasciare in secondo piano una componente altrettanto importante: l’insieme di conoscenze pratiche e competenze operative che guidano il lavoro quotidiano dell’impresa.

Nelle Pmi molte conoscenze operative non sono formalizzate in procedure o manuali. Si sviluppano nel tempo attraverso l’esperienza diretta. Riguardano il modo in cui si affrontano problemi produttivi, si gestiscono le relazioni con il mercato o si mantengono determinati standard di qualità.

Questo patrimonio immateriale rappresenta uno degli elementi più distintivi dell’identità dell’impresa.

LA CULTURA DEL FARE NELLE PMI 

All’interno delle piccole e medie imprese una parte rilevante delle competenze si sviluppa attraverso processi di apprendimento informali legati alla pratica quotidiana del lavoro.

Questo insieme di pratiche operative può essere letto come una vera e propria cultura del fare che viene costruita attraverso l’apprendimento sul campo.

Il sociologo Richard Sennett descrive questo tipo di conoscenza come il risultato di un processo di apprendimento che si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza e il confronto continuo con il lavoro stesso. La competenza professionale prende forma nella pratica, nella ripetizione dei gesti e nella capacità di affinare progressivamente il proprio mestiere.

Nelle Pmi questo sapere operativo si traduce in un insieme di pratiche condivise: modi di organizzare il lavoro, soluzioni tecniche sviluppate nel tempo, relazioni consolidate con clienti e fornitori e standard di qualità costruiti attraverso l’esperienza.

Si tratta di un patrimonio che raramente compare nei bilanci aziendali e che contribuisce in modo decisivo alla competitività e alla reputazione dell’impresa.

COME SI TRASMETTE IL SAPERE TRA GENERAZIONI

La centralità di questo patrimonio emerge con particolare evidenza nel momento della successione.

All’interno delle imprese familiari il fondatore o la generazione imprenditoriale precedente rappresenta spesso il principale depositario di una parte significativa delle conoscenze operative dell’azienda. L’esperienza accumulata nel tempo, le soluzioni sviluppate per affrontare problemi specifici e il modo di interpretare il lavoro diventano elementi fondamentali dell’identità dell’impresa.

Uno studio sulle Pmi familiari italiane redatto dal professor Filippo Ferrari evidenzia proprio come il fondatore svolga frequentemente un ruolo centrale nella trasmissione di queste competenze e di queste pratiche organizzative. Il sapere operativo dell’impresa si forma attraverso l’esperienza e difficilmente trova una formalizzazione completa in procedure standard.

La trasmissione di queste competenze avviene spesso attraverso processi informali: l’affiancamento nel lavoro quotidiano, l’osservazione diretta, il confronto su decisioni operative e la partecipazione progressiva alla gestione dell’impresa.

In altre parole, il sapere dell’impresa passa anche attraverso il tempo condiviso nel lavoro e nella pratica quotidiana.

RENDERE VISIBILE IL PATRIMONIO CULTURALE COLLETTIVO

Riconoscere il passaggio generazionale come trasmissione di un patrimonio culturale produttivo significa anche interrogarsi su come rendere più visibile e valorizzato questo insieme di competenze e pratiche professionali.

Nelle Pmi una parte significativa del sapere operativo si sviluppa attraverso esperienza, osservazione e apprendimento sul campo. Proprio per questa ragione questo patrimonio tende a rimanere poco visibile nelle analisi economiche tradizionali, che si concentrano soprattutto su indicatori finanziari e organizzativi.

In questo contesto corpi intermedi, associazioni di categoria e istituzioni possono svolgere un ruolo importante nel riconoscere e valorizzare questo patrimonio di competenze.

Iniziative di formazione, percorsi di accompagnamento alla successione e momenti di confronto tra generazioni imprenditoriali possono contribuire a rendere più consapevole il passaggio di conoscenze che accompagna il ricambio generazionale.

Guardare alla successione attraverso questa prospettiva significa quindi considerare il passaggio generazionale come un momento cruciale per la continuità delle competenze e delle culture produttive che caratterizzano il sistema delle Pmi. Paola Landriani

 

Fonti

Osservatorio AUB (2024)
XVI edizione dell’Osservatorio AUB sulle aziende familiari italiane.
Università Bocconi – AIDAF – UniCredit.

Ferrari, F. (2019)
Resistenza al ritiro del fondatore/artigiano. Uno studio nelle PMI familiari italiane.
Quaderni di ricerca sull’artigianato.

Sennett, R. (2008)
L’uomo artigiano. Feltrinelli.

 

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Le Pmi della provincia di Varesenel bacino territoriale Varese, Como, Brianza, Alto Milanese

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Aggiornato ad aprile 2026

OSSERVATORIO PERIODICO
Mercato del Lavoro
Competenze, Retribuzioni e Tensione-Prezzo nelle Pmi 

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La prima edizione dell'Osservatorio periodico sul mercato del lavoro nelle Pmi, elaborato dal Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato Imprese Varese, apre con un dato che vale come soglia: nel Q1 2026 la difficoltà di reperimento nella provincia raggiunge il 51,4%, prima volta oltre il limite di tensione strutturale fissato dalla metodologia Excelsior. Su 15.120 entrate programmate, 7.772 posizioni restano scoperte; il costo del mismatch è stimato tra 42 e 105 milioni di euro nel trimestre. Quattro settori si collocano in zona critica — Ict e digitale, metalmeccanica, costruzioni, turismo e ristorazione — ciascuno con una logica propria tra tensione salariale e blocco strutturale. Il report indaga anche la doppia transizione digitale e green, i divari retributivi per classe dimensionale e la collocazione di Varese nel bacino allargato con Como, Monza-Brianza e l'Alto Milanese. L'Osservatorio è progettato per durare: i prossimi numeri aggiorneranno gli indicatori e costruiranno nel tempo una base di conoscenza utile a chi governa le politiche attive del lavoro sul territorio.